«Io accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico.
Il cinema apolitico è un’invenzione dei cattivi giornalisti. Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità.
Per me c’è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione. Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita».
(Gian Maria Volonté)
Nel 2012 ero vicepresidente e responsabile dei canali social di una compagnia teatrale del veronese. In questa veste, mi sono attirato critiche e malumori da parte degli altri membri per aver preso pubblicamente posizione contro il razzismo a nome della compagnia.
Le discussioni sono continuate per qualche mese, finché li ho lasciati indietro e ho proseguito la mia attività artistica altrove.
A distanza di oltre un decennio, sono ancora dell’idea che ogni attività cuturale pubblica sia politica per definizione. Prendere posizione su temi sociali è parte integrante di ogni attività culturale.
L’attività teatrale consiste nel comunicare idee e passioni al pubblico. Se non comunichi nulla, non stai facendo teatro. Questa attività è politica nel senso più pieno e perfetto.
Nascondersi dietro l’ipocrisia di definizioni come “apolitico e apartitico” è di fatto una scelta di ipocrita disimpegno sociale e culturale che va a sostenere la propaganda razzista e ignorante: l’antitesi della cultura. E non ha nulla a che fare con il teatro. Dunque, di fatto, non esiste teatro senza impegno politico.
Per quella che è la mia esperienza ultraventennale nel teatro, trovo molta verità nelle parole di Gian Maria Volonté, di cui ricorre il trentesimo anniversario della scomparsa.



