L’odore del cialtrone

Una storia vera.

I. La gita

È sabato. Arrivo al punto di incontro in perfetto orario. Sono a trecento chilometri da casa e aspetto Kateryna per proseguire verso la nostra gita. Quando lei arriva, entriamo in auto, infilo la chiave, avvio il motore ed è esattamente in questo momento che si accende la spia gialla. Un beep la conferma e sul cruscotto appare la scritta “Far controllare il motore“.

La centralina esclude i sistemi non indispensabili e mette il motore in “protezione“. In queste condizioni l’auto è meno potente, ma non sembra avere particolari problemi.

Lei: “Che facciamo?”
“Non lo so, fammi pensare un momento.”
“Vuoi che rimandiamo e restiamo in città?”
“Abbiamo già rimandato due volte. E poi sono già lontano da casa, rischio di restare a piedi anche se torno indietro adesso. Quindi facciamo così: andiamo lo stesso. E se la macchina si ferma per strada, chiamo il soccorso. Se non succede, ci facciamo la nostra gita e poi stasera torno a casa piano piano.”
“Ok.”

Passiamo una bella giornata in montagna, lungo il corso di un torrente e visitando Lanzo Torinese. L’unica cosa che poteva essere migliore è il calice di vino spumante, sgasato e non abbastanza freddo, che prendiamo in un locale.

Per strada provo a spingere un po’ sull’acceleratore e non sento rumori strani o irregolari. Ipotizzo che ci sia qualcosa di sporco, tipo un filtro o la valvola di ricircolo dei gas di scarico. Se fosse così, potrei restare relativamente tranquillo, ma non ne so granché di motori e un po’ di tensione resta.

Ritorniamo in città poco dopo le otto di sera. Ci salutiamo nel parcheggio…
“La prossima volta perché non vieni in treno?”
…e riparto subito. Arrivo a casa poco prima di mezzanotte.

II. Il fenomeno

È lunedì mattina. Porto la macchina nell’officina del paese dove vivo. Il meccanico mi saluta come fossi un vecchio amico. Esagerato: da lui ho solo cambiato la batteria e fatto la revisione l’anno scorso. Sarà che pago subito le fatture.

Qui serve una precisazione. Lo scorso anno gli avevo chiesto un’altro paio di interventi.
Il ripristino delle plastiche dei fari l’ha rimandato più volte accampando scuse, finché ho smesso di chiederglielo e sono andato altrove.
Con il lettore CD, invece, ha fatto un paio di volte in mia presenza la scena della telefonata al fornitore sfornito e poi mi ha detto di rivolgermi a un’altra officina “quello è esperto di queste cose, se non ci riesce lui…”

Nonostante i precedenti, è vicino a casa, quindi mi fermo e gli spiego cosa è successo. Lui collega il computer alla centralina, verifica il codice di errore e dice che è il filtro antiparticolato (il FAP) che è sporco.

“Guarda, io ai miei clienti lo tolgo proprio perché crea solo problemi.”
“Ma non è illegale?”
“Sì, sarebbe illegale, ma non se ne accorge nessuno, alla revisione passi e via…”

(sì, passo i guai, se qualcuno controlla)
“Altrimenti? Che alòternative ci sono?”
“Altrimenti si deve cambiare il pezzo. E il filtro nuovo costa tanto eh, siamo sui duemila e trecento euro più la manodopera… vieni con me…”

Mi conduce sul fondo dell’officina, prende quello che sembra un tubo che ha divorato uno scaldabagno e me lo mostra.

“Eccolo qua: qui dentro c’è per metà il catalizzatore e l’altra metà il FAP, io lo smonto, svuoto tutto e rimonto il tubo vuoto, faccio la modifica alla centralina così non controlla più, tappo la valvola e non hai più problemi.”
“Se lo scopre la polizia mi sequestra la macchina, però.”
“Ma non lo scopre nessuno, dovrebbero guardarci dentro…”

(In realtà, basta verificare la centralina…)
“E l’alternativa è solo la sostituzione?”

“Ci sono anche ditte specializzate che rigenerano il filtro, lo smontano, con macchinari speciali spruzzano acqua e detergente ad alta pressione e lo fanno come nuovo. Ma siamo in agosto. Anche i fornitori, adesso sono chiusi. E poi devo andare in vacanza, se permetti. Se ne parla a fine mese. E poi a trovarli questi qui… C’è una azienda in Germania che rivende i filtri rigenerati… Eh, le case automobilistiche lo fanno apposta…”

La spiegazione comincia a emettere l’odore tipico del complottismo miocugginiano. Nel manuale dell’automobile si parla invece di una rigenerazione forzata del filtro in casi come questo: sembra una cosa di routine. Però non ne so abbastanza per contraddire uno che fa il meccanico di mestiere. In ogni caso, affermazioni così generiche, basate su voci e non sui fatti, mi fanno capire che questo qui non ne sa granché. Sono in imbarazzo: lo sputtano subito oppure fingo di credergli?
Lo interrompo.

“Facciamo così: cancellami l’errore sulla centralina, così si ripristinano tutti i sistemi. Se il problema si ripresenta, ci risentiamo e decidiamo come fare. Almeno, nel frattempo, posso usare la macchina.”

Il problema si ripresenta esattamente dieci minuti dopo essere andato via. È quasi ora di pranzo. Torno a casa, attendo che l’officina riapra e poi gli telefono. Lui parla velocemente. In modo sbrigativo:

“Guarda, facciamo che ti chiamo io… scuuusa, questa settimana sono pieno di lavoro, la prossima è ferragosto e sono tutti chiusi, quella dopo vado io in vacanza… se ne parla dopo il 29… dopo il 29 ti chiamo io… a fine mese, primi di settembre… nel frattempo la macchina cammina, no?”
“Sì, ma…”
“Vai più piano, ma vai.”
“Ok, vado.”

Io vado altrove.

III. Il professionista

Su internet cerco informazioni sul “FAP intasato” e quali sono le soluzioni. Ci vuole poco per confermare che basta una rigenerazione forzata che si fa in officina senza smontare niente e senza commettere reati.

L’automobile è in grado di rigenerare da sola il FAP durante l’uso, tuttavia, in certi casi particolari (il filtro particolarmente sporco), è necessario forzarne l’attivazione in officina, con l’auto ferma, in condizioni di controllo.

Prendo la decisione, prendo le chiavi ed esco. In città c’è l’officina di cui sono stato cliente per oltre un decennio, prima di trasferirmi altrove. Vado a chiedere un secondo parere.

Mi salutano con cortesia come si saluta un vecchio cliente (senza esagerazione, stavolta). Uno dei meccanici verifica l’errore sulla centralina, poi alza il cofano e vede subito il manicotto dell’intercooler rotto. Mi spiega che questa situazione fa arrivare aria sporca al FAP, lo intasa e la rigenerazione automatica non riesce a pulirlo. Per questo la spia si accende. Tutto logico e chiaro. Tempo per la diagnosi: 3 minuti scarsi.

Nota: continuare a usare la macchina in questa condizione potrebbe creare danni molto più gravi.

“Non ti azzero l’errore ché sarebbe inutile, ora. Ordiniamo subito il pezzo – costa 250€, va bene? – purtroppo siamo in agosto e ci vorranno un paio di giorni perché arrivi da Torino. Appena arriva ti chiamo e ci mettiamo d’accordo. Sostituito il manicotto facciamo la rigenerazione forzata del FAP e risolviamo.”

Le cose vanno esattamente così. Mi chiamano la sera di martedì e mercoledì mattina alle 8 porto l’auto in officina. Servono 2 cicli di rigenerazione forzata perché il FAP è molto sporco (ho fatto quasi 500 chilometri con la spia accesa), ma alla fine tutto torna a posto. Spesa totale: 269€ IVA compresa.

I fatti si commentano da soli.
Nelle foto, metto un po’ di gita. Le ho scattate con la Nikon Zfc di cui parlavo pochi giorni fa.

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