
Se hai a che fare con l’informatica, non hai bisogno di spiegazioni.
Kevin Mitnick aveva 59 anni per una serie di complicazioni mediche legate a un tumore al pancreas.
Era noto come “l’hacker più ricercato del mondo”.
Nel suo libro “L’arte dell’Inganno” racconta, tramite una serie di aneddoti reali, cosa voglia dire essere un hacker, termine che non appartiene solo al mondo dell’informatica.
L’arte del titolo si riferisce infatti all’atteggiamento di Mitnick stesso verso ogni tipo di regola.
A 12 anni aveva escogitato un modo di viaggiare gratis sui bus usando un scheda simile a quella in dotazione ai controllori. Qualche anno dopo comincia ad affrontare i sistemi di sicurezza delle compagnie telefoniche. Per arrivare a dati personali e accessi gli bastava fingersi un tecnico, un dipendente o un supervisore e con qualche tecnica di persuasione riusciva ad accedere a tutti i dati che gli interessavano.
I suoi strumenti erano conoscenze tecniche, capacità di improvvisazione e qualche tecnica di persuasione.
In questo modo, tra gli anni ’80 e ’90 riuscì a violare centinaia di banche dati con segreti commerciali aziendali del valore di parecchi milioni di dollari, rivelandone i punti deboli. Si trattava comunque di reati federali: nel 1995 venne arrestato e condannato a cinque anni di carcere, oltre che all’interdizione all’uso di computer o telefoni senza un supervisore per ulteriori tre anni.
Ancora oggi, progettare un sistema di sicurezza informatica per una azienda non può prescindere dalla prevenzione degli errori umani, quelli sfruttati da Mitnick e raccontati nei suoi racconti.
Fonte: Fanpage.it



