La IA non è dio, è un cane

figura di una donna con codice informatico proiettato su di lei

Ultimamente leggo con una certa frequenza articoli che prospettano, con toni quasi allarmistici, apocalissi occupazionali provocate dall’arrivo delle intelligenze artificiali.
Si legge che la creazione di contenuti cesserà di essere una attività umana perché le IA scrivono articoli, romanzi, creano immagini: di volta in volta, giornalisti, scrittori, fotografi e artisti perderanno il lavoro.

L’ultimo articolo, poco fa. Dava conto sommariamente dei grandi progressi del text-to-speech grazie alla IA e si chiedeva “sostituirà la lettura degli attori negli audiolibri?
‘Na traggedia, eh?

Nessuno di questi articoli è da prendere sul serio. Non ci sarà mai disoccupazione da IA, però continuerà a esserci disoccupazione da incapacità.
Nel corso della storia, i nuovi mestieri hanno sostituito quelli che sono spariti. Succede continuamente. Si chiama progresso. Nessuno rimpiange il mestiere dell’accenditore di lampioni, cancellato dall’illuminazione elettrica. E nemmeno quello dello spegnitore di lampioni. Entrambi hanno studiato e adesso lavorano nelle centrali elettriche.
Preoccuparsi per questo sarebbe come temere l’estinzione dell’umanità perché le persone muoiono.

Nel settore dei lavori creativi, è certo che l’intelligenza artificiale sostituirà gran parte degli esseri umani che non sanno lavorare decentemente e costano poco perché è l’unico modo che hanno di competere con i professionisti veri. Inutile raccontarci storie: molti mestieranti si limitano a lavoretti di scarsa qualità offerti a prezzi ridicoli perché sono autentici incapaci.

L’arrivo della concorrenza da parte delle intelligenze artificiali costringerà ad adeguarsi ad un livello qualitativo minimo o a cambiare lavoro. Gli artigiani capaci potranno solo guadagnarci.

Sono ottimista? Forse.
Ma la mia idea è fondata su quanto già accaduto centinaia di volte nella storia umana. Mi riesce difficile immaginare uno scenario del tutto diverso: le persone si comportano sempre allo stesso modo.

Mano robotica sullo sfondo di costellazioni

I rischi della IA, piuttosto, sono ben altri. Risiedono nel loro utilizzo indiscriminato e senza consapevolezza. La capacità di risposta della IA si forma sui dati che riceve. E i dati che riceve sono inevitabilmente “drogati” dalla loro fonte: possono essere del tutto sbagliati, incompleti, parziali, inconcludenti.

Le IA di oggi creano il proprio “mondo” utilizzando i dati dei motori di ricerca o dei social network. Ma oltre la metà dei contenuti di Facebook, per esempio, è generata dal 7% circa degli utenti. Su Twitter la percentuale scende addirittura al 2%. Le recensioni di Amazon sono scritte per il 50% solo dal 4% dei clienti.
Le informazioni utilizzate dalle IA rappresentano una ridottissima minoranza e per di più una minoranza poco rappresentativa per ricchezza, stile di vita e provenienza geografica.

Questo limite si aggiunge a quello determinato dai programmatori degli algoritmi di IA: sono in grande maggioranza maschi bianchi. La tendenza umana, istintiva, a favorire il proprio gruppo di appartenenza, tende a rafforzare i bias cognitivi dei programmatori e quindi ad amplificare gli errori della IA in questo senso.

Il risultato è quello che si vede nelle analisi condotte sulle risposte delle IA: le intelligenze artificiali sono tendenzialmente razziste, misogine e omofobe (per approfondire, si veda il sito Algorithmic Justice League).

È necessario, quindi, che chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale sia consapevole di questi limiti, per non accettare passivamente come corrette le risposte dei bot che interroghiamo. Va da sé, quindi, che in nessun modo le IA debbano essere utilizzate per sostituire il lavoro umano. Le IA non sanno tutto né sono in grado di evitare errori.

Usate pure le IA come strumento per velocizzare alcuni compiti, ma nulla che voi stessi non siate in grado di fare, perché avete il dovere di controllare e correggere i risultati.
Se non sai scrivere, la IA non ti rende scrittore: ti aiuta a dimostrarlo a più persone possibile.
Se non sai disegnare, la IA non ti rende grafic designer: ti mette sulla buona strada per figuracce clamorose con i clienti.

Ricordate, in ogni caso, che per qualunque errore ed eventuali conseguenze, i responsabili siete solo voi e nessun altro.
La IA non è Dio, la IA è un cane: se morde, tu paghi.

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