
Ho aggiunto, qualche tempo fa, alla mia collezione, un esemplare malconcio di una vecchia rivista bibliografica. Confesso che il suo nome, “L’Italia che scrive. Rivista per coloro che leggono” mi ha fatto ridere. Il sottotitolo “Supplemento mensile a tutti i periodici” la fa sembrare l’invenzione di un comico.
Invece, esisteva davvero.
E l’apparenza quasi giocosa del suo titolo sui contenuti di grande qualità e interesse, secondo me riassumono perfettamente il carattere e l’opera del suo fondatore, Angelo Fortunato Formiggini. Carattere già mostrato nella sua tesi di laurea in filosofia morale, Filosofia del ridere, in cui sosteneva che ridere rende fraternamente solidali gli uomini e l’umorismo è «la massima manifestazione del pensiero filosofico».
La rivista fu fondata nel 1918 e pubblicata a Roma con periodicità mensile. Nell’idea di Formiggini, doveva proporre una rassegna bibliografica aggiornata, pubblicando mensilmente le uscite delle principali case editrici e recensioni.
La rivista si occupò anche di questioni legate alla diffusione della cultura e della lingua italiana e conteneva inoltre numerose rubriche di contorno (“Recentissime”, “Profili”, “Miniera aneddotica”, “Antologia del brutto”). Tra queste, “Idee senza editore” era dedicata agli scrittori alla ricerca di un editore. Venivano infatti pubblicati estratti di opere ancora inedite: quando un editore si dimostrava interessato, poteva contattare direttamente l’autore.
Il primo numero uscì il primo aprile 1918, in piena guerra mondiale. Il successo fu immediato: la tiratura si assestò sulle 10 000 copie già nel primo anno e tre anni dopo erano già salite a 30.000.

Formiggini diresse la rivista fino alla sua morte, avvenuta nel 1938. Fino a quel momento erano stati recensiti sulle sue pagine tredicimila libri e cinquantamila vi furono annunciati. Circa millecento gli articoli pubblicati.
Dal 1939 fu Paolo Cremonese a dirigere la rivista, che continuò le pubblicazioni fino alla sospensione dovuta alla guerra, nel 1943 (n. 5/7). Tornò in edicola il 29 novembre 1945 con la direzione di Mario Vinciguerra, cui seguì Nicola Francesco Cimmino.
(fonte: Wikipedia)
Non è poi così tragico dover restare chiusi in casa, se non ti mancano buone letture.



