da: Il dovere della memoria – Marino Sinibaldi – Internazionale 26 gennaio 2018
Le leggi razziali, le stragi e i campi di concentramento italiani sono parte integrante del fascismo, come lo sono la violenza squadrista, gli omicidi politici, l’oppressione, le macerie, la miseria e le stragi degli italiani delle Foibe.
Il problema dietro il giorno della memoria è il rischio di assuefazione che possa trasformarlo in un rituale retorico, proprio mentre nel discorso pubblico tornano ad avere spazio quegli stessi disvalori nazifascisti che si proponeva di combattere.
L’intenzione proclamata dalla legge 211 del 20 luglio 2000 (“conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”) sta banalizzandosi fino a rischiare l’inefficacia proprio nel momento in cui più ce ne sarebbe bisogno.
Le ragioni di questa difficoltà sono molto profonde ma contemporaneamente eclatanti. Si tratta in fondo della fragilità dell’antifascismo: la mancata rielaborazione del nostro passato comune e in primo luogo delle nostre comuni responsabilità.


