L’autocromia (o autochrome) è un procedimento di fotografia a colori basato sulla sintesi additiva, brevettato il 17 dicembre 1903 dai fratelli Lumière o più precisamente dalla “Société Anonyme des Plaques et Papières photographiques A. Lumière et ses Fils” (Società anonima di lastre e carte fotografiche A. Lumière e figli).
Introdotta sul mercato nel 1907, rivoluzionò il campo della fotografia a colori e diventò ben presto popolare, nonostante il costo e la complicazione. All’autocromia si devono in particolare numerose fotografie a colori della prima guerra mondiale.
(fonte: wikipedia)

Nella mia biblioteta personale c’è una copia di “L’Autocromista“, un manuale Hoepli del 1914, scritto dall’allora Maggiore d’Artiglieria Luigi Pellerano. Mi sono chiesto se avesse partecipato alla Grande Guerra, quindi ho fatto qualche ricerca.
L’attività fotografica di Luigi Pellerano (Cagliari 1863-1939) è attestata a partire dal 1892, quando cura la parte fotografica del volume di Antonio Stella “Pittura e scultura in Piemonte 1842-1891“. Come confermato nella prefazione dell’opera, Pellerano in questo momento (a 29 anni) è già Tenente di artiglieria.
In occasione dell’Esposizione internazionale delle industrie e del lavoro di Torino del 1911, Pellerano partecipa alla mostra di fotografia e viene premiato con il Diploma d’Onore e la Medaglia d’oro della casa Lumière.
Conobbe personalmente i fratelli Lumière, inventori delle lastre autocromatiche, cui dedicò il manuale pubblicato da Hoepli nel 1914. Nel libro sono presenti 38 tavole fotografiche di cui 31 a colori. Quest’opera gli darà notorietà anche fuori dai confini della penisola.
Come testimonia il frontespizio del libro, nel 1914 Pellerano è Maggiore d’Artiglieria. Nel 1915 fu nominato Commissario Governativo della Scuola di arti e mestieri di Tripoli e vi rimase fino al 1919, partecipando quindi alla campagna di Libia e non alla guerra sul fronte austriaco. In questo periodo, nel 1917, fu promosso Generale.
Nel frattempo, la sua attività di fotografo continuava ed ebbe ottimi riscontri, soprattutto in alcune campagne archeologiche in area coloniale.
La sua carriera militare lo vide promosso prima a Generale di Brigata nel 1926 e infine a Colonnello.
Tra il 1925 e il 1937 collaborò con il National Geographic, realizzando un consistente numero di autocromie dedicate alla campagna di Libia, ma anche in Sardegna, Sicilia, Puglia, a Roma e in Albania, Grecia, Turchia.
Il valore che Pellerano attribuiva all’autocromia – che chiamava anche “pittura a macchina” è sia estetico, che iconografico e documentale, legato alla produzione divulgativa. In ogni caso, la fotografia, nella sua visione, è ancora subordinata alla “vera arte” che è solo la pittura. Questo modo di pensare, tipico degli ultimi decenni dell’800, andrà in crisi con le avanguardie del ‘900 liberando la fotografia da questa “sudditanza” culturale.
In questo manuale noi battezziamo l’autocromista col titolo di pittore a macchina, ed a lui affidiamo l’ufficio di ritrarre dal vero, con le sue linee, colori e tonalità infinite, con senso d’arte per quanto permette la tecnica autocromatica, infondendo un po’ di sentimento suo individuale nel soggetto scelto, oppur composto.
Che l’opera sua serva di documento sempre, cercando di emulare, ma superare mai la vera arte, ché, almeno per ora, l’affermare il contrario, ripetiamolo sempre, equivarrebbe a bestemmiare nel tempio dell’arte stessa.
(L’Autocromista, p. 399)
Sul sito Gallura Tour si possono vedere alcune autocromie di Luigi Pellerano dedicate ai costumi tradizionali sardi



