“Inganno in gonna”, Estravagario Teatro

Chissà se un critico teatrale resta deluso se non trova appigli per criticare. Io penso di no: vuol dire che ha trascorso una serata assistendo ad uno spettacolo molto ben realizzato. Si è divertito mentre lavorava. Come può essere deludente?

“Inganno in gonna”, il nuovo allestimento della compagnia Estravagario Teatro di Verona, è uno spettacolo che valuto in modo molto positivo. Tutto qui. Però questa è una recensione e allora mi tocca fornire i dettagli. Sarò puntiglioso e pignolo.

Devo innanzitutto confessare che già prima dell’inizio mi accompagnava un certo scetticismo. L’indicazione sulla locandina assegnava genericamente la regia a “Estravagario Teatro”, e questo mi rendeva dubbioso. In teatro serve una gestione artistica coerente, che eviti ogni anarchismo interpretativo perché questo si tradurrebbe in confusione della comunicazione verso il pubblico. È il motivo per cui di norma il regista è uno e prende tutte le decisioni.

Locandina "Inganno in gonna" di Estravagario Teatro

Questa la regola. Come si fa con la grammatica di una lingua, però, una volta comprese le regole, è lecito superarle. Prendersi una licenza artistica richiede tuttavia una profonda consapevolezza dei propri mezzi ed estrema perizia nel loro uso. E questo è vero soprattutto quando si tratta di gestire più persone. Altrimenti il disastro è garantito.

In teatro mi era capitato di apprezzare talvolta una regia a due, mai di tutto il gruppo. Da queste considerazioni derivava il mio scetticismo e anche l’atteggiamento vigile, per cogliere ogni possibile segnale che mi desse ragione.

Mi sbagliavo. La regia risulta assolutamente coerente, gli attori convincono in ogni momento ed il ritmo dei dialoghi e dei movimenti non ha mostrato alcun cedimento. Segno di notevole unità nella visione del testo e negli effetti da ottenere. Concordia evidente, del resto, anche dall’affiatamento tra gli attori sul palco. Insomma, l’elemento che, in mani sprovvedute, avrebbe messo a rischio l’impresa, è stato invece quello che ha sottolineato ed esaltato la qualità della compagnia Estravagario Teatro e l’esperienza dei suoi attori-registi.

Ulteriore nota di merito quella di aver allestito un testo praticamente inedito in un panorama, quello della rassegna Teatro nei Cortili di Verona, in cui anno dopo anno vengono riproposti puntualmente gli stessi testi.

Il testo allestito è il “Leading ladies” di Ken Ludwig tradotto da Marco Mirandola (che è anche uno degli attori in scena). Secondo quanto dichiarato nella presentazione dello spettacolo, ad oggi non esisteva una traduzione in italiano. Tale affermazione mi risulta essere corretta, pertanto questo spettacolo non era stato mai rappresentato prima in Italia.

 Altri aspetti determinanti per la riuscita di questo spettacolo secondo noi sono stati il trucco ed i costumi, con l’abile dosaggio di piccoli eccessi, laddove era da suscitare l’effetto comico. Ben strutturata la scenografia, con la doppia scalinata che permette di sfruttare completamente lo spazio scenico sui due livelli. Solo un appunto a proposito del telo dipinto a giardino che s’intravvedeva dietro la porta-finestra centrale: sarebbe forse apparso più realistico se avesse mostrato meno dettagli (la panchina era probabilmente di troppo, ma è una questione di gusto).

Qualche dubbio devo segnalarlo a proposito dell’illuminazione. I fari non sono sempre sembrati puntati in modo ottimale, creando a volte effetti luce-ombra casuali o indesiderabili sulla scena e sugli attori. Devo però segnalare che questa considerazione viene dall’esperto di illuminazione teatrale che mi accompagnava alla visione, abituato per forza di cose a cogliere la minima imperfezione. Io, invece, non avevo notato la cosa: immagino che ciò valga per la maggior parte del pubblico presente.
Altro aspetto forse migliorabile sono state le pause per i cambi di scena, che in talune occasioni sono state troppo lunghe.

Si tratta comunque di dettagli di scarso peso complessivo che possono essere corretti nel corso delle repliche. Dettagli che non impediscono, comunque, alla compagnia Estravagario Teatro di poter essere accostata, per qualità, più al professionismo che agli altri gruppi amatoriali con cui condivide i cortili veronesi.
Ma qui si apre un discorso di onestà e opportunità fiscale e politica in cui non è il caso di addentrarsi in questa sede.

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